L’arte di delegare

Alcuni mesi dopo essere diventata madre per la prima volta ho iniziato a pormi alcune domande rivoluzionarie, vuoi per la stanchezza cronica con cui ormai convivevo, vuoi perché ho capito ben presto che la maternità porta con sé anche un pacchetto completo di doveri che non è scontato che tu abbia voglia di svolgere ma ai quali sembri essere irrimediabilmente destinata, senza possibilità di appello: uno shock per una pigra come me.
Uno degli interrogativi più pruriginosi per le mamme (maledetto il retaggio culturale maschilista) è: ma dobbiamo proprio fare TUTTO noi, fino a quando i figli non diventano perfettamente autosufficienti?
Senza troppo tormento interiore e senza aprire forum con le mie amiche nelle mie stesse condizioni mi sono data la mia risposta: non se ne parla proprio.
Mi spiego: ci sono cose che fanno parte del crescere i miei figli che io credo di saper fare bene e che mi piace fare, altre che so di fare meno bene e che odio fare, per cui trovo giusto delegare qualcun altro più bravo di me.
Ho interiorizzato questo concetto e ne sono diventata la portabandiera.

Delegare è un’arte, presuppone fiducia completa verso il delegato, comporta l’abbattimento dello stereotipo della mamma mulitasking e comporta pure il riconoscere i propri limiti senza paturnie. Ma aiuta indiscutibilmente a vivere meglio.

Cosa mi piace fare Cosa so fare bene io? comprare libri per bambini e leggerli ai miei figli in tutte le occasioni possibili. Provo un piacere indescrivibile a perdermi per ore tra i volumi dedicati all’infanzia cercando di scovare quelli con le illustrazioni più originali, pedagogicamente più interessanti, quelli che meglio stimolano la fantasia.

Amo inoltre accompagnare i figli a scuola: è il mio momento di suprema vicinanza coi bambini, il momento in cui si parla, ci si ascolta, ci si racconta. Delego invece volentieri l’accompagnare i miei figli al parco: lo trovo alienante. Spingerli sull’altalena mi deprime, metterli mille volte sullo scivolo e quindi fare su e giù con la schiena è per me un martirio, stare attenta a che non mettano in bocca fili d’erba o zolle di terra mi…atterrisce. Metto su una faccia da martirio e non vedo l’ora di tornare a casa. Dunque meglio che lo faccia un altro al mio posto, tipo il loro papà.
So far da mangiare piuttosto bene, cucinare mi rilassa e lo faccio volentieri. Vorrei tanto che i miei figli crescessero curiosi e onnivori come la loro madre (che a sua volta ha mangiato di tutto fin dalla più tenera età: dalla trippa alle cervella impanate, dal rognone trifolato alla lingua salmistrata passando per il pesce e tutti i molluschi cotti e crudi).
Delego invece il dar da mangiare: non ho pazienza, mi innervosisco davanti alla ciotola che non si svuota mai. Odio simulare aerei e treni “carichi di…” che entrano in un tunnel immaginario. Dovendo però, per motivi logistici, dare da mangiare almeno ad uno dei miei figli, scelgo Bibo, che è una buona forchetta e non si fa mai pregare, e lascio la semi-inappetente Olli a suo padre che, da buon meridionale ha una tale paura che i figli non siano sufficientemente nutriti che sarebbe in grado di stare col sedere sulla sedia simulando aerei e locomotive per ore pur di portare a casa il risultato: vuotare il piatto fino all’ultimo boccone. 
Cos’altro delego? Somministrare i farmaci. Non sono minimamente in grado di essere costante nella cura anche di un semplice mal di gola. E a chi delego questa mansione? anche questa a Enne, che è un control freak ed è infallibile nel ricordarsi posologia e nomi dei farmaci, più di un rappresentante farmaceutico. 
Come affido a chi è più organizzata e precisa di me il ruolo di rappresentante di classe all’asilo. Esistono mamme eccezionali – che Dio le benedica – che hanno un vero talento nel farsi carico della gestione di tutte le menate tipo i memo dele riunioni scolastiche, il procurare il materiale per i laboratori, il regalo alle maestre.

Sono convinta che gli ingranaggi di quella che è la grande macchina della cura e dell’educazione dei figli scorrano più fluidi quando le mamme riescono a delegare, a condividere alcuni compiti con le altre persone che gravitano attorno alla famiglia. Col vantaggio, non da poco, di avere più tempo per sé.

…e, forse, di essere più felici. 
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2 Discussion to this post

  1. Mimma Zizzo ha detto:

    un punto di vista onesto, lungimirante e controcorrente. In un mondo in cui tutti ci vorrebbe capaci di fare tutto da sole e guai a lamentarsi…ammettere che delegare è normale ma anche liberatorio lo trovo geniale.

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